Web 3.0

Web 3.0 : l’evoluzione del web

Con Web 3.0 ci si riferisce alla terza generazione di Web. Il termine è stato coniato dal web designer Jeffrey Zeldman nel 2006. Usato appunto nello stesso anno da John Markoff del New York Times, che lo ha reso virale. La futura generazione di servizi internet viene descritta come “web semantico”, come ha detto Tim Berners Lee, il fondatore del Web.

Per Web Semantico si intende un servizio i cui contenuti non sono semplici pagine HTML (Hyper Text Markup Language). I contenuti sono invece costituiti da un database che consente ricerche più approfondite. Per ottenere questo risultato si utilizza l’intelligenza artificiale, legata a una struttura di archiviazione dei dati. Ci sarà la possibilità di sviluppare motori di ricerca con l’integrazione del linguaggio naturale. Questo consentirà di individuare le necessità e i gusti degli utenti in base al loro comportamento in rete. Si farà quindi largo uso del data-mining per formare enormi archivi dati.

Inoltre, il Web 3.0 introdurrà una componente visiva più simile alla realtà. Per raggiungere questo obiettivo, il nuovo Web sarà in 3D. I nuovi algoritmi potranno costruire ambienti 3D realmente utilizzabili. Un’evoluzione di tentativi passati che promette risultati migliori.

Lo scopo del Web 3.0 sarà coinvolgere l’utente come mai prima d’ora. Studiarlo per offrirgli esperienze di navigazione personalizzate, comprendendo il suo linguaggio e le sue preferenze. Insomma, un’esperienza di navigazione più semplice e produttiva per le persone, ma tecnologicamente molto più avanzata. Se “vivere online” sembra un’esagerazione già adesso, tutto porta a pensare che un giorno sarà l’unico modo di vivere.

La storia del Web

La prima fase di sviluppo del Web è avvenuta nel 1989. Berners Lee inventa il Web come strumento da usare in ambito scientifico, lavorando appunto al CERN. La New Economy desta grande interesse presso gli operatori privati, tra cui la Global Internet Company, che prendono il controllo della rete.

  • Web 1.0 – “Web Marketing
    • Il Web 1.0 aveva una modalità punto-multipunto unidirezionale, molto usata dai mass media tradizionali. Praticamente l’editore pubblica e il contenuto è trasmesso a utenti passivi.
  • Web 2.0 – “Social Media Marketing
    • Il Web 2.0 è un collegamento di pagine web in HTML. La condivisione dei dati tra siti web e applicazioni avviene tramite social networking. Qui la rete è punto-punto bidirezionale. Significa che gli utenti possono interagire con le fonti.
  • Web 3.0 – “Web Semantico
    • Nasce dall’esigenza di una mediazione digitale su Internet, in modo che i contenuti vengano curati dalla community. Le Fake News sono diventate un’epidemia, con quasi il 60% dell’attention economy guidato da contenuti falsi o non verificati. Il potenziale è ancora in fase di sviluppo, ma l’idea alla base sembra essere solida. Il Web 3.0 utilizza robot intelligenti per prendere decisioni senza intromissione degli utenti. Qualsiasi contenuto potrà essere compreso da qualsiasi altro programma per computer. Inoltre si farà un ampio uso delle grafiche 3D, creando avatar, ambienti e e-commerce innovativi. Inoltre, con lo sviluppo di IoT (Internet of Things), il Web 3.0 non si collegherà solo al cellulare, ma anche a automobili, vestiti, forni ecc. Insomma, il prossimo step dell’evoluzione, dopo aver collegato le persone, è collegare le cose. Esse riusciranno a parlarci e darci informazioni.

Il tentativo Second Life

In verità un tentativo di trasportare l’umanità in un mondo virtuale era già stato fatto. Detto così sembra un’esagerazione, ma il confine è sottile. Il tentativo in questione, seguito da altri più o meno noti, è Second Life. Sviluppato precocemente nel 2002 e rilasciato nel 2003, ha attirato un pubblico enorme. Nel 2008 ha raggiunto l’apice di iscritti con 10 milioni di utenti.

Le persone di iscrivevano a Second Life non solo per giocare, ma anche per socializzare, esprimere sentimenti e lavorare. Dopo aver scelto un avatar si entra nel mondo simulato e si “gioca”. Ma non c’erano solo pratiche ludiche, Second Life era un vero spazio abitativo. Ci si creava la propria identità, si sviluppava una storia e si facevano affari.

Nel periodo più pieno, Second Life registrava transazioni quotidiane per un milione di dollari americani. Inoltre ne è stato sperimentato l’utilizzo in svariati ambienti, soprattutto in quello educativo.

Se Second Life ci ha messo sei anni per raggiungere l’apice, la realtà del Web 3.0 si preannuncia molto più veloce. Il Web è parte integrante delle nostre vite. Cambierà solo la versione. Da un giorno all’altro i nostri oggetti e dispositivi saranno connessi a internet. Ci verrà chiesto di creare un avatar per poter accedere a determinate funzioni. Da un giorno all’altro per avere informazioni useremo motori di ricerca sul Web 3.0, senza neanche notarlo.

Web 3.0

La qualità dei contenuti sul Web 3.0

I contenuti in rete rappresentano le informazioni a nostra disposizione. Ma quel che troviamo non è detto che sia vero. Per crescere culturalmente, sia come individui che come società, abbiamo bisogno di una formazione attendibile.

Attualmente le informazioni sono spalmate su miliardi di pagine Web e social, che oltre alle fake news contengono contenuti di pessima qualità. Serve uno strumento di filtro, selezione e segnalazione.

La sfida del Web 3.0 sarà quindi quella di aumentare il numero di contenuti di qualità. Si vuole trasformare strumenti come gli smartphone, da mezzi di distrazione a strumenti di crescita culturale. È quindi ovvio che anche sul Web 3.0 giocherà un ruolo fondamentale la content curation.

Il World Wide Web è stato finora un contesto 2D. Una infinita rete di pagine piatte collegate da link ipertestuali. È incredibile, soprattutto se si pensa che il Web è stato immaginato originariamente come tridimensionale. Infatti i nomi usati per indicarne le componenti si riferiscono a luoghi 3D, come sito, portale, navigare ecc.

Il “flat design” (il design 2D) è diventato ancor più dominante con l’avvento degli smartphone. Tuttavia, la tendenza sta cambiando. Le tecnologie di realtà virtuale e aumentata puntano alla terza dimensione. La User Experience avrà un aspetto del tutto nuovo. Basti pensare al Virtual Reality (VR), l’ Augmented Reality (AR), la Mixed Reality (MR). Insomma, il futuro è nello Spatial Web, obiettivo appunto del Web 3.0.

Il Web 3.0 lancerà nuovi mercati, in particolare quello delle tecnologie indossabili, come occhiali intelligenti e visori digitali. Si integrerà perfettamente con l’ambiente fisico reale. Ad ogni oggetto reale corrisponderanno copie digitali avanzate (i “digital twins”). Inoltre, esisteranno mondi virtuali completamente immaginari.

Un mare di aspettative che sta già prendendo forma. Prevedere l’evoluzione è il miglior modo per trarne vantaggio!

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