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Clickbait, il significato: cos’è la corsa al clickbait?

Molto probabilmente siete già stati vittima del clickbait ancor prima di sapere cosa sia. Avete mai aperto una pagina web, come un articolo o un video, perché attratti dal titolo? Magari il contenuto era deludente. Magari parlava di tutt’altro. O comunque non era “straordinario” come promesso dal titolo. Ecco: questo è un classico esempio di corsa al clickbait.

Nel clickbait, chi pubblica contenuti online tenta in qualsiasi modo di attirare utenti sulla piattaforma. Lo scopo è monetizzare le visite sul sito web tramite le pubblicità. Come spesso avviene sul web, l’aumento del traffico utenti porta a maggiori introiti pubblicitari. Purtroppo l’utente si accorge tardi di esser stato ingannato. Una volta visualizzato il contenuto, il marketer (cioè chi ha pubblicato allo scopo di monetizzare) ha raggiunto il proprio obiettivo. In questo caso la soddisfazione dell’utente è secondaria, o addirittura non esiste.

Ci sono diversi modi per monetizzare la propria attività online. Abbiamo riassunto le loro caratteristiche nell’articolo: guadagnare online.

Quando si cerca di truffare le persone online, ci sono sempre delle ripercussioni. Può succedere che uno stesso utente venga truffato un paio di volte. Dopodiché impara a non fidarsi di quella pagina. Non aprirà più quei siti web, consapevole che non hanno le informazioni che promettono nei titoli. Spesso blocca o smette di seguire la pagina. Alla fine il marketer non riesce a mantenere il traffico utenti inizialmente acquisito con la truffa. Dunque la prima fase di introiti pubblicitari più elevati si conclude con una costante ricerca di nuovi “polli” da abbindolare.

Nel nostro articolo su come ottimizzare il traffico utenti e in quello sul content marketing, spieghiamo l’importanza di contenuti autentici.

Definizione di clickbait

La traduzione italiana di clickbait, o clickbaiting, è “acchiappa click”. Fondamentalmente è una trappola cognitiva online. Sarebbe una tecnica che sfrutta immagini accattivanti e titoli sensazionalistici che promettono contenuti altrettanto interessanti, ma in verità non lo sono. Lo scopo è quello di indurre l’utente ad aprire una pagina web con l’obiettivo di monetizzare la sua visualizzazione. La curiosità di chi cade nel tranello si trasforma in traffico utenti che genera profitti al marketer. Infatti, le pagine web che si aprono sono spesso piene di banner pubblicitari e annunci non pertinenti al tema promesso.

La tecnica sfrutta diversi mezzi stilistici contemporaneamente. L’obiettivo è sempre quello di incuriosire, di promettere scoop sensazionali, informazioni nuove o introvabili. Di fatto, queste informazioni saranno introvabili anche sul portale che le promette.

Il clickbait è una piaga. Non solo gli utenti vengono ingannati. Oltretutto chi compra lo spazio pubblicitario online pensa di raggiungere dei potenziali clienti. Invece pagherà le visualizzazioni di utenti neanche lontanamente interessati al loro prodotto, proprio perché ingannati.

Nell’articolo economia dell’attenzione , abbiamo chiarito come essa stia danneggiando la persone. È causa di problemi come disturbi dell’attenzione, reazioni eccessive a stimoli basilari, nonché un “buco produttivo” sul mercato mondiale.

Tuttavia, è un’inevitabile conseguenza della rivoluzione digitale basata sull’ Informazione. Si deve ancora far tanto a livello legislativo. Difatti, quasi il 60% di questa economia multimiliardaria è trattenuto da truffatori del web. Persone che diffondo Fake News o sfruttano il click baiting, così come altre tecniche, per monetizzare il traffico utenti.

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Clickbait sui social network

Quando in un precedente articolo abbiamo trattato la Relazione tra Sito Web e Social Network, non volevamo certo suggerire di truffare le persone online. Parlando di clickbait, così come di fake news, è inevitabile citare questo stretto rapporto. La strategia sopra descritta è tanto più efficace quanto più virale diventa il titolo-truffa. I canali online dove le informazioni, vere o meno, si diffondono più velocemente sono senza dubbio i social network.

La piaga del clickbait è incrementata grazie al modo in cui gli utenti utilizzano i social network. Un fattore inevitabile, dato che i social stessi sono stati creati per condividere e diffondere. Le persone sono sempre connesse. Passano molte ore al giorno sulle piattaforme social e molti le usano come principale fonte di informazione. Un suggerimento vivissimo: non lo fate.

Il reale problema è che una larga fetta di utenti commenta o condivide le cose dopo aver letto solamente il titolo. La diffusione di fake news e di clickbaiting avviene, come molte altre cose, a cause dell’ignoranza. Basterebbe leggere, informarsi, vedere cosa si sta commentando o condividendo. Purtroppo ciò non è obbligatorio e infatti nella maggior parte delle interazioni sui social network non avviene.

L’aspetto emozionale è fondamentale per questa tipologia di truffe online. La curiosità, l’effetto sorpresa, l’essere lasciati col fiato sospeso … per poi rimanere comunque a mani vuote. Il tempismo nella pubblicazione è tutto. Le parole giuste al giusto pubblico target sono una bomba a orologeria. Solo una questione di tempo prima che diventi virale e raccolga migliaia di visualizzazioni.

Clickbait e l’esempio di Facebook

Le piattaforme social hanno dovuto affrontare le pressioni che diverse istituzioni hanno fatto circa il problema delle Fake News. Ad oggi una soluzione definitiva non è ancora stata trovata. Rimane il dubbio sul perché. Se sia effettivamente impossibile verificare l’attendibilità dei contenuti. Oppure se tale soluzione danneggerebbe gli incassi provenienti da un traffico incontrollato. Infatti, per ogni guadagno dei marketer fraudolenti, c’è un guadagno per i giganti del Tech.

Una cosa è certa: la diffusione delle fake news e il clickbait sono strettamente correlate. Difatti, Mark Zuckerberg è stato messo sotto torchio circa la qualità dei contenuti che circolano su Facebook. I provvedimenti presi riguardavano in particolare la lotta al clickbait. Come dichiarato da Adam Mosseri, il responsabile del News Feed di Facebook, la preoccupazione non era solo sull’attendibilità delle notizie. Il team FB ha dichiarato che uno dei nemici principali è il sensazionalismo immotivato. Questo tende a favorire l’intrattenimento piuttosto che la pura informazione.

Far decidere a Facebook quali notizie erano o meno attendibili, avrebbe solamente aumentato la diffidenza verso i Big Tech Businesses. Dunque hanno pensato di far valutare agli utenti l’attendibilità delle informazioni. Ovviamente le perplessità sono tante, perché “l’utente decide” non significa che “l’utente abbia sicuramente ragione”. Le persone sono facilmente influenzabili, e il problema delle fake news, come quello del clickbait, è tutt’altro che risolto.

Inoltre, i truffatori del web potrebbero tranquillamente aggirare questo sistema con valutazioni false. Parlando di Comment marketing, abbiamo visto come molti prodotti scalano il ranking tramite commenti pagati. Oppure commenti falsi, generati da bot o da profili falsi. I marketer potrebbero sfruttare la stessa tecnica, applicandola non ai commenti ma alle valutazioni.

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Tecniche per un clickbait onesto

La definizione di clickbait è piuttosto “criminale”. Effettivamente non c’è altro modo di spiegarne le implicazioni. Bisogna però specificare che il clickbait può essere utilizzato in maniera consapevole e onesta. Un titolo sensazionale può essere giustificato da contenuto sensazionale. Moderando un pochino i termini, un titolo persuasivo giustifica contenuti persuasivi.

Nel Content marketing la qualità dei contenuti è tutto. Nel nostro articolo spieghiamo gli effetti negativi di articoli fuorvianti o senza informazioni utili. Primo tra tutti la perdita di fiducia del proprio pubblico. Quando questo non avviene, però, si possono avere tanti vantaggi.

Se nessun utente è insoddisfatto, sarà felice di tornare sulla pagina e anche di aver letto quel titolo sensazionale. Il clickbait messo in questi termini diventa un’onesta tecnica di web marketing. Il rapporto promessa-contenuto è rispettato, il che significa rispettare anche il proprio pubblico. Per sfruttare il clickbait in questo modo occorre conoscere gli interessi del proprio pubblico. Bisogna sapere quali parole usare nel titolo. Si deve fare una ricerca e capire quali leve premere. Questa analisi comunque è alla base di quasi tutte le tecniche di digital marketing.

Possiamo concludere che scrivere per gli utenti si rivela ancora una volta la strategia vincente. È giusto ottimizzare la SEO mettendo nei titoli keywords e formule verbali accattivanti. Poi però è bene soddisfare le aspettative che si sono create con quel titolo.

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